Comunicati Stampa | Non autosufficienza
28/03/2025
Nuovo monitoraggio di Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil del Veneto: «Costi sempre più insostenibili, la Regione intervenga»
Le cifre: 295 euro in più del
2024 e addirittura 665 euro in più rispetto al 2023. I tanto
temuti aumenti delle rette nelle case di riposo venete si concretizzano
quest’anno con rincari che rendono sempre più difficile la vita degli anziani (oltre
30mila) non autosufficienti ospitati nelle strutture regionali e delle loro
famiglie. La fotografia dei nuovi
aumenti è stata scattata dai sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil del Veneto che proseguono nel loro monitoraggio sulla gestione della non autosufficienza degli anziani, tra costi e servizi.
L’INDAGINE SUI COSTI DEI CENTRI
SERVIZI ANZIANI
Il rilevamento delle rette è stato condotto nei mesi di dicembre 2024
e gennaio-febbraio 2025, così come era avvenuto negli ultimi mesi del 2023. Ciò
ha permesso un confronto storico che include sia i costi con impegnativa di
residenzialità sia senza. Attraverso la consultazione dei siti web e a contatti
diretti con i singoli centri servizi, si è riusciti ad ottenere un
importante quantità di dati relativi alla stragrande maggioranza delle
strutture: nel 2025, 260 su 293 (88,8%), nel 2024 257 sempre su 293 (87,7%)
mentre nel 2023 il monitoraggio ha riguardato 220 strutture su 286 (76,93%).
Gli aumenti delle rette con impegnativa
Prendendo in esame i costi per gli ospiti che usufruiscono dell'impegnativa
di residenzialità - di fatto l’85% degli anziani non autosufficienti assistiti
nelle case di riposo -, la retta media è passata dai 1.865,10 euro
mensili (62,17 euro giornalieri) del 2023 ai 1.895,40 euro (63,18 euro) del
2024 fino ai 1.919,70 euro (63,99 euro) registrati quest’anno. Ciò
significa che nel 2025 si sborsano in un anno 295 euro in più dell’anno
precedente e addirittura 665 euro in più rispetto a due anni prima. Un vero
salasso che molte persone non possono affrontare.
I rincari senza impegnativa
Naturalmente per i soggetti che non usufruiscono del contributo
regionale la stangata è ancora più pesante, considerando il peso per molti
insostenibile di una retta piena. Secondo lo studio dei sindacati dei
pensionati, il costo mensile senza impegnativa è salito a una media di 2.730,90
euro, con una crescita di oltre 45 euro in confronto all’anno precedente,
quando la retta media era di 2.685,60 euro (e 2.572,20 nel 2023).
Divari provinciali
Lo studio evidenzia anche le differenze esistenti fra i centri servizi
(case di riposo) delle varie province. Prendendo in esame la retta con
impegnativa, nel 2025 la spesa media giornaliera più bassa è quella
applicata nelle strutture bellunesi con un costo di 55,09 euro. Una
cifra decisamente inferiore rispetto al Veneziano, che ha le rette
più alte di tutta la Regione con una spesa giornaliera di 69,59 euro,
seguita dal Padovano (68,19 euro). Da ricordare, comunque, che il prezzo adottato
consta di diverse variabili: tipo di camera occupata (singola con bagno o con
più letti), servizi offerti (ad esempio utilizzo della lavanderia) ma anche,
seppur in misura minore, da altri criteri come l’essere residenti, lo stato di
gravità di salute dell’ospite oppure il calcolo dell’Isee.
LE PROPOSTE DEI SINDACATI
La questione della non autosufficienza continua a essere una priorità
assoluta per Spi, Fnp e Uilp considerando che nella nostra regione sono oltre
300mila gli ultra65enni non autosufficienti, la maggior parte dei quali è seguita
in casa da familiari (caregiver) o assistenti familiari. Per quanto riguarda le
case di riposo le questioni poste dai sindacati dei pensionati risultano
molteplici. «Sono molti gli interventi e i
provvedimenti che chiediamo da tempo alla Regione – spiegano Nicoletta
Biancardi, Tina Cupani e Debora Rocco, segretarie generali di Spi Cgil, Fnp
Cisl e Uilp Uil del Veneto -. Per prima cosa è necessario aumentare
il numero delle impegnative di residenzialità per anziani non
autosufficienti, in maniera tale da coprire l’intera platea dei potenziali
beneficiari, visto che ne è escluso circa il 15% degli ospiti. Chiediamo anche
di rivedere la decisione di adottare una unica impegnativa del valore di
52 euro giornaliere e quella di 57 euro giornaliere individuando, invece, più
impegnative commisurate, come valore economico, al grado di gravità del non
autosufficiente. Nel caso di ospiti non autosufficienti con alti livelli di
gravità le impegnative di residenzialità vanno riservate esclusivamente a
strutture pubbliche».
Non solo. «È necessario definire una o
più rette tipo finalizzate a garantire una quota a carico dell’utente “equa”
rapportandola alle condizioni socio-economiche e patrimoniali dell’ospite –
proseguono le segretarie generali di Spi, Fnp e Uilp del Veneto -. Ma
bisogna anche coprire rapidamente e rendere omogeneo il fabbisogno dei posti
letto residenziali e di quelli semiresidenziali, accreditabili ed autorizzabili
verificando anche l'attuale situazione delle liste d'attesa». Da anni, poi, i sindacati dei pensionati del Veneto
invocano, anche con manifestazioni di fronte alla sede della Regione, «il rilancio del ruolo delle Ipab (che avrebbero
dovuto diventare Apsp, aziende pubbliche di servizi alla persone, 25 anni fa)
attraverso la trasformazione delle strutture residenziali pubbliche per anziani
in Centri Servizi organicamente inseriti nella filiera dei servizi socio-sanitari
e socio-assistenziali a livello territoriale».
Guardando poi al rapporto diretto con Palazzo Balbi e al
coinvolgimento dei sindacati, aggiungono Biancardi, Cupani e Rocco, «bisogna costituire, come per le autonomie locali, un tavolo
di confronto stabile tra Regione, rappresentanze degli enti e delle organizzazioni
sindacali dei lavoratori e dei pensionati con l’obiettivo di monitorare
costantemente la qualità e la quantità dei servizi offerti». «Come sindacati dei pensionati»,
concludono le segretarie, «vogliamo essere parte attiva nella discussione
sulla programmazione dei servizi socioassistenziali (domiciliari, territoriali,
residenziali) destinati ai più fragili. Riteniamo sia arrivato il momento di
convocare quel tavolo di confronto specifico sulla non autosufficienza,
che era stato ipotizzato ancora nel giugno scorso nell’ambito del più ampio
tavolo Regione-sindacati sui temi sociosanitari».