Comunicati Stampa | Non autosufficienza
18/03/2025
Cisl e Fnp Veneto presentano i risultati della ricerca sulla gestione non istituzionalizzata della non autosufficienza. Sulle proposte di legge in Consiglio regionale: «Convocateci»
AGGIORNAMENTO DEL 21/03/2025 - È andato in onda su
TV7 Box un servizio speciale sulla ricerca che abbiamo presentato. Si può
vedere in questa pagina
Un
pensionato su due (49,8%) si dichiara caregiver, mentre lo fa più di un lavoratore
su 3 (37,4%), e sono perlopiù donne: 6 su 10 si occupano di un genitore, uno su
10 è caregiver di due persone contemporaneamente. L’82% si sente abbandonato dalle istituzioni, dalle quali ritiene di ricevere poco
o nessun sostegno. E anche se il 70% afferma di aver bisogno di aiuto per
svolgere l’attività di caregiver, generalmente fa tutto da solo: il 67% non ha
altre forme di supporto come assistenti familiari (badanti) o assistenza
domiciliare integrata (ADI). Tra i lavoratori, solo il 10% può contare sul welfare aziendale o su altre prerogative
contrattuali, e il 34,8% afferma che prendersi cura di un familiare non
autosufficiente impatta significativamente sulla vita professionale. A monte, il 55,4% ha dovuto lasciare il lavoro o lo studio per fare il caregiver. E ancora: il 52,8% dei caregiver ritiene pesante o molto pesante il proprio
ruolo, con il rischio di ammalarsi a sua
volta: il 45,8% dichiara peggioramenti nella propria salute fisica, e il
57% nella propria salute mentale. Queste percentuali sono l’estrema sintesi del
questionario “Caregiver in Veneto: avere
cura di chi ha cura”, che Fnp Veneto e Cisl Veneto hanno diffuso nei mesi
scorsi, nel caso della popolazione attiva grazie al Caf Cisl: Fondazione
Corazzin (il centro studi Cisl Veneto) ha potuto quindi elaborare i dati
complessivi su 2.163 risposte: 1.687 lavoratori (indagine gennaio 2025) e 476
pensionati (indagine aprile 2024).
Perché
una ricerca sui caregiver
La ricerca nasce inizialmente dalla
volontà di Fnp Veneto di
indagare la realtà dei
caregiver familiari
,
nell’ambito del continuo lavoro di approfondimento sulla gestione della non
autosufficienza degli anziani. Dato, infatti, che i Centri servizi anziani (le
cosiddette case di riposo) offrono in Veneto un posto letto a circa il 10% dei
328mila over 65 non autosufficienti, è parso necessario analizzare meglio cosa
avvenga fuori dalla gestione istituzionalizzata. Cisl Veneto ha sposato questo impegno e ampliato l’analisi alla
popolazione attiva, allargando così lo squarcio. La ricerca complessiva
restituisce pertanto un quadro completo
dei bisogni sociali legati alla gestione della non autosufficienza in
Veneto, un grido d’aiuto comune a lavoratori e pensionati, che si ritrovano a
essere caregiver familiari con il primo ostacolo di non saper dove “sbattere la
testa”, da cui scaturiscono gli altri. Grido d’aiuto che, peraltro, non
riguarda prendersi cura solo di anziani
non autosufficienti, seppur questi costituiscono e costituiranno i maggiori beneficiari di questa assistenza
dato l’andamento demografico: nel 2042 il 10,1% dei veneti avrà più di 80 anni
(fascia in cui avviene più frequentemente la perdita di autonomia), mentre oggi
i cosiddetti “grandi anziani” sono il 7,9% della popolazione, e agli inizi del
millennio erano il 3,7%.
La disabilità e la non autosufficienza hanno
diverse forme. Si può nascere con una disabilità, ci può essere un evento
improvviso che la determina (disabilità acquisita) o si può sviluppare nel
processo di invecchiamento. Il comune denominatore è che essa ricade in primo luogo sulle famiglie. I caregiver
familiari oggi sono i grandi invisibili
del welfare perché, al momento, l’unica definizione che li riguarda è
quella scritta nella Legge di Bilancio del 2018 che, sostanzialmente, parla di
assistenza gratuita e volontaria a un familiare non autosufficiente
riconosciuto invalido. In base a questa definizione, vengono erogate delle
indennità: sono soldi del Fondo nazionale per la non autosufficienza ripartiti
per le Regioni, che poi li distribuiscono generalmente con bandi. Ma tutelare i caregiver, cioè aver cura di
chi prende cura, va oltre la mera erogazione di sostegni economici, come
dimostra la ricerca promossa da Cisl.
Dal vuoto
normativo alle proposte
Se a livello nazionale una legge quadro sui
caregiver è prevista nell’ambito della Legge
Delega Anziani (legge 33/2023),
che fa parte dei provvedimenti inclusi nella Missione 5 – Inclusione e coesione
del PNRR, a livello regionale il Veneto ha visto nei giorni scorsi approdare in
V Commissione due proposte di legge regionale.
«Non
abbiamo paura di affermare che questo passaggio, seppur iniziale, sia merito
anche del nostro lavoro di studio e di sensibilizzazione iniziato più di un
anno fa», commenta Tina Cupani, segretaria generale Fnp
Veneto. «È ora che anche il Veneto
affronti con determinazione questo tema, dando risponde concrete a migliaia di caregiver che quotidianamente
dedicano il loro tempo ai loro cari con un riconoscimento
pressoché nullo. Confidiamo che si arrivi all’approvazione del testo prima
della fine della legislatura: noi siamo pronti a fare la nostra parte». I
pensionati Cisl sottolineano che già undici regioni si sono dotate di una
normativa, tra cui due a noi confinanti e con sistemi sociosanitari simili:
l’Emilia-Romagna è stata la prima ad approvare una legge regionale nel 2014, e
il Friuli-Venezia Giulia ha scritto recentemente una di quelle più avanzate. «Il senso di
abbandono espresso dai caregiver familiari, rilevato dalla nostra ricerca, nasce
proprio dall’assenza di un quadro normativo», continua Cupani, «con una legge, si può finalmente fare un censimento dei caregiver familiari:
sapere chi sono e quanti sono, e far uscire dall’ombra coloro che sono di fatto
caregiver ma non sanno di esserlo. Si possono analizzare i loro bisogni e programmare
servizi, monitorandoli. Con una legge, si garantiscono equità e trasparenza sia nell’accesso a questi servizi sia alle
risorse. Quello che manca ora è dare un percorso chiaro a chi si trova in una
condizione di bisogno».
«Sono temi
che impattano direttamente sui diritti dei lavoratori, la sostenibilità del
welfare e la qualità della vita delle famiglie. Perché molti lavoratori devono
affrontare la difficile sfida di conciliare il lavoro con la cura di un
familiare – evidenzia Stefania Botton, segretaria di Cisl Veneto con deleghe alle
Politiche del sociosanitario e alle Politiche della contrattazione sociale –. L’assenza
di misure di sostegno adeguate porta a stress, assenteismo, riduzione della
presenza al lavoro e, in alcuni casi, costringe addirittura al suo abbandono,
con una perdita di produttività per le aziende e una penalizzazione soprattutto
per le donne, che sono la maggioranza dei caregiver. Il sindacato ha il compito
di tutelare i lavoratori e garantire strumenti come il lavoro agile, il
part-time reversibile, permessi retribuiti e il diritto alla disconnessione per
chi assiste familiari fragili. Per questo porteremo le nostre proposte anche
all’interno delle aziende con la contrattazione di secondo livello, per far sì
che le imprese diventino leve fondamentali di cambiamento attraverso un welfare
generativo, con permessi aggiuntivi retribuiti o congedi allargati, voucher per
assistenza domiciliare, convenzioni con strutture residenziali, sostegno alla
flessibilità lavorativa per chi ha carichi di cura». E sul
fronte delle politiche pubbliche Botton aggiunge: «Per la sua complessità,
la questione dell’assistenza alla non autosufficienza non può essere affrontata
solo con bonus una tantum, ma deve prevedere un sistema globale di interventi
strutturali. Ciò potrà essere consentito dall’avvio degli Ats, che dovranno
garantire i LEPS socioassistenziali in modo omogeneo sul territorio veneto».